luzysombra
..en el latido de la eternidad el sonido del silencio se extiende en el infinito..
02/dic/2009
Mi perdo tra i tuoi movimenti, mi lascio portare dalle tue parole in un luogo lontano e diverso da questo, mi addormento nei tuoi silenzi, mi nutro dei tuoi sospiri. Osservo, da lontano, i tuoi passi, ti scopro venirmi incontro all'ombra di un sorriso che non riesci a nascondere. Ti guardo e mi (ri) trovo nel più dolce degli istanti. Apro gli occhi e ti vedo al mio fianco, non svegliarti, non ancora.
29/nov/2009
Mi piace l'idea
Mi piace l'idea di scriverti quando meno te l'aspetti, mi piace immaginare un'espressione di stupore, un sorriso che si dipinge sul tuo volto, gli occhi che divorano parole alla ricerca del senso.
Mi piace l'idea di aver preso questo treno in corsa, mi piace l'idea di non sapere quale sarà la prossima fermata, mi piace immaginarmi dentro e fuori dagli spazi, mi piace immaginarmi in bilico, come un equilibrista che non indugia sui propri passi.
Mi piace l'idea di sentirmi trasportare in un vortice di emozioni ad occhi bendati, senza aver paura di trovare ostacoli lungo il percorso.
Mi piace l'idea di averti sentito vicino nonostante la distanza di posti, vite e sogni.
Mi piace l'idea di aver condiviso l'istante.
Fotografia dell'istante.
La ragazza che era scesa dal tram se ne andava a passo spedito dalla mia vita. Non l’avevo mai vista prima ma fu un piccolo lutto. La guardai camminare per quei pochi secondi possibili, i suoi capelli mossi dal vento leggero di una Lisbona antica. Le mie mani sul vetro, quasi a voler fermare quegli attimi e raccoglierli in una fotografia istantanea. Lei avvolta nel suo cappotto nero che velocemente spariva tra strade semideserte. Il numero 28 continuava la sua corsa portandomi lontano da quel sogno, segnando una distanza esponenziale da quel profumo e da quegli occhi che mi avevano inebriato l’anima. Pochi istanti, ma sono poi sempre loro a fare la differenza, sono loro che ti fregano, che a volte ti cambiano. Immaginai il suo percorso, la sua meta, la sua vita, i suoi desideri. Mi risultò facile persino immaginarmi al suo fianco, proprio io, che al fianco di qualcuno non so stare. Fu facile. Ad occhi chiusi tutto è più facile e in quel caso lo fu di più anche perché sapevo non sarebbe mai stato, ero cosciente dell’esistenza impossibile di un sorriso fugace, quello che si dipinge sulle labbra degli amanti, quello che segna il sottile confine tra l’avere e la solitudine. Pensai anche che Lisbona fosse la città perfetta per sognare, per avere e per scrivere di lei. Lisbona che cambia volto ad ogni passo, che tra i suoi giardini e il suo mare e le sue vie infinite è in grado di donare una magia ineguagliabile. Fermata dopo fermata cercai di ritrovare quello sguardo nei volti che mi circondavano, cercai quell’odore e quel sapore che avevo immaginato come uno dei più dolci. Una coltre di fumo pareva circondare ogni sensazione, che ne risultava ovattata a causa di quella mancanza che ardeva insistentemente, che mi faceva perdere quell’equilibrio tanto precario sul quale avevo basato il mio essere da un po’ di tempo, ormai.Scesi di corsa alla prima fermata, sentivo forte il bisogno di aria, di spazi, di vuoto intorno. Un istante prima che le porte si chiudessero ero sulla riva del Tejo. Mi guardai intorno e una calma surreale rivestiva ogni dettaglio, la sensazione fu quella di un fermo immagine, come se quella parte di mondo fosse stata messa in pausa per permettermi di osservare, silente, l’orizzonte. Avrei voluto scrivere il suo nome sui muri della città, avrei voluto abbracciare il vento nella speranza di raggiungere il suo corpo. Il vuoto intorno risultava essere l’immagine riflessa del vuoto dentro di me. Folle, pensai. Non sapevo nemmeno il suo nome, conoscevo solo i suoi occhi e avrei voluto saper dipingere per creare ad olio l’opera più viva e vera che il mondo avesse mai conosciuto. Non sapevo nulla di lei ma una parte di me piangeva senza sosta, ne piangeva l’assenza. La parola “fine” dipinta con eccessiva fretta che solo riusciva a lasciare un sapore amaro tra occhi e cuore. Da una finestra socchiusa si spargeva nell’aria una musica dolce, un fado struggente, note melanconiche echeggiavano altezzose ed il mio desiderio era talmente grande che non potevo far altro che amarne il ricordo. Avrei voluto saperla lì, al mio fianco, a distanza di un sospiro. Un vortice di emozioni mi raccolse in un abbraccio deciso e mi portò a vagare tra le strade labirintiche di una Lisbona senza tempo. Le luci, gli odori, i colori, a volte flebili, altre maestosi, pensieri continui che si rincorrevano l’un l’altro e che portavano all’essenza. La mia mente correva, libera e leggera, il mio corpo si muoveva senza che quasi me ne rendessi conto. Attorno a me, immagini pittoriche in successione continua ad ogni passo tra le strette strade dell’Alfama, luogo sovrannaturale in cui il tempo sembrava essersi fermato. La luce del sole che si rifletteva sui vetri e, di riflesso, propagava infiniti giochi di chiaroscuri che parevano l’esaltazione magnifica dell’impercettibile danza di un raggio di sole che, timido, si affacciava dalla sua casa di nubi nel cielo. Seduto, assaporavo l’orizzonte e i mille colori di un dolce tramonto. Le case si tingevano di un pallido rosa, l’acqua risplendeva, brillando. Un brivido, veloce e deciso, attraversò il mio corpo. Chiusi gli occhi e la vidi, ancora, per un’ultima volta. Non avrei mai più incrociato il suo cammino, i sogni nascono ed esistono per questa ragione, d’altronde. Una chimera nelle cui sembianze abbandonarsi, lasciandosi cullare da una perfezione permanente, immortale. Nulla avrebbe potuto essere migliore, un incontro durato un istante e non scalfito da banali quotidianità fatte di attese, di speranze, di delusioni, di preoccupazioni e di sbagli. Tutto era stato perfetto, ogni singolo passaggio, ogni singola sensazione, ogni singolo gesto. La perfezione di un istante era la perfezione di quell’incontro che mi aveva fatto sentire vivo, che mi aveva reso vulnerabile e felice al contempo. Sorrisi, con la consapevolezza che lei stesse facendo altrettanto. Da allora, ogni giorno, ogni singolo giorno, narrai di lei innamorandomi ripetute ed innumerevoli volte, conscio del fatto che non esiste ostacolo invalicabile o limite possibile per anima e cuore.
12/nov/2008
Chove en Santiago in sottofondo e a ripetizione continua. Ascolto parole in un gallego lontano e respiro aria calda e umida, appesantita da una pioggia monsonica riversata confusamente su di una spiaggia thailandese, leggo remote memorie porteñe che narrano avvenimenti passati e presenti di un mondo che attrae, attira ed eccita al contempo. Volgo lo sguardo al mare, immenso, oceanico, e mi sento in bilico. Chiudo gli occhi e mi rassicuro. In fondo, gli equilibristi sono gli esemplari migliori. Sawadee ka.
25/mag/2008
Cierra los ojos. Escucha mis palabras. Déjate llevar por este cuento. No pienses en la realidad a tu alrededor sino en la que se va creando a través de lo que te voy a contar.
Un país extranjero, fuera de la imaginación común, una ciudad lejana, y, por su serlo, tan diferente. Algunos signos dibujados sobre un papel. Parecen ideas y no sólo simplemente palabras. Parecen realidades futuras, parecen sueños que se van creando de aquí a poco. Como si fueran campanas altisonantes que anuncian la inmediatez de la llegada de un nuevo mundo.
Pocos los electos que, leyendo, entienden la totalidad de lo que está por ser dicho. Pocos, por ser los únicos que manejan por las calles de la vida con una cierta libertad. Libertad de actuar y libertad de pensar y libertad de elegir y, por esto, libertad de ser.
Y ahora, formamos concepto. Definimos a estos signos junto a este papel como editorial. Por qué editorial, te estarás preguntando.
Porqué con este concepto, con este pensamiento expresado con palabras, podemos incluir diferentes ideas, diferentes significados y diferentes significantes; sean políticos, económicos o sociales.
Y ahora, esfuérzate, ahora imagínate a este editorial como un flujo continuo. Como olas que se propagan al infinito. Que llegan a todo sin mirar adelante, sin preocuparse de la manera en la que juzgan o reclaman o aprueban o rechazan el mundo que las circunda.
¿Por qué? Claro, porque poseen el poder y siguen manteniéndolo.
En este país extranjero, en esta ciudad lejana es como si la información y orientación que serian fundamentales para ensanchar las libertades del ciudadano no existieran.
Abre los ojos, ahora.
Mírame a mí, a mí que te estoy contando este cuento. Y escúchame, más que antes.
Este país, esta ciudad, este mundo, nada son sino los tuyos.
26/nov/2007
La città ideale per innamorarsi, così la chiamano.
La città dalle molteplici contraddizioni.
La città dove la musica nasce e cresce e vive in ogni angolo.
La città dove i colori paiono più vivi.
Dove gli edifici si confondono gli uni con gli altri.
Dove il dolce rumore delle onde si propaga all’infinito.
Dove le luci regnano, indiscusse, su di un filo d’acqua.
Dove la bellezza si può toccare poichè lì. Tangibile, vera, viva.
Lisbona, semplicemente.
È qui che tutto inizia. È qui che tutto cambia.
Qui, tra paesaggi lontani e volti ignoti.
Qui, alle prime luci dell’alba e alle ultime del tramonto.
Un istante. Uno solo, solamente. E tutto muta.
Un sorriso, un abbraccio.
E, poi, una vita. Nuova, forse. Distinta, sicuramente.
Tra mille possibilità, questa.
Tutto era nato da un sogno. Tramutatosi poi in desiderio. Ed infine in vita vera.
E qui si ritrova. Qui. Nella Lisbona cantata dalle dolci note di un fado. Nella Lisbona narrata dalle suavi linee di un testo letteralmente e umanamente di importanza indiscussa.
Qui. Alla volta di un nuovo capitolo. Ma, questa volta, il suo. Il suo capitolo, la sua trama. La sua storia personale.
Un’idea. Un biglietto. Un viaggio. Il viaggio, forse. Una partenza ed un arrivo come tanti. Come già molteplici altre volte era capitato.
Questa volta, tuttavia, era diverso.
Le sensazioni erano distinte.
Ci aveva provato svariate volte a farlo, a scriverlo questo dannato libro. Ma nulla.
Poche semplici righe. Di una notevole qualità, certo. Ma poche semplici righe.
Finchè un giorno una persona le disse “se dovessi scrivere un libro, Lisbona sarebbe la città ideale e perfetta e migliore per farlo”. Glielo disse una notte. In uno dei sogni più belli che avesse mai avuto. Glielo disse con un sorriso mentre le stringeva la mano. Glielo disse piano, con un sussurro. Forse, semplicemente, glielo disse con uno sguardo. Con quegli occhi tramite i quali lei vedeva. Con quegli occhi, lei viveva. Probabilmente perchè erano quegli occhi che le davano la vita. Quella vita che aveva sempre desiderato e che, forse, non aveva mai avuto il coraggio di vivere. Fino ad ora.
Il desiderio forte, pressante, incessante. Il partire. Già. Il partire. Doveva.
All’inizio era lieve. Si affacciava solo saltuariamente. A dare un saluto, più che altro.
Col tempo divenne sempre più presente.
Non era più solo un saluto. Era una canzone in continuo ripetersi.
18/ott/2007
Qui vado a lezione di spagnolo e penso in portoghese.
E penso al mio inverno lisboeta. E la fitta c’è. Un dolorino passeggero che si insinua proprio qui, all’altezza del petto.
Quindi rimando il ricordo a istanti più tranquilli.
Forse mi manca ancora una dimensione.
Ma spesso penso che quella dimensione vorrei mi mancasse per sempre.
17/mag/2007
consequência, resultado, trocar, sul, estrelas, tarde, 20h.
Lisboa, 15/05/07, 20h
E aqui estou, outra vez, para escrever os pensamentos duma tarde como muitas, de resultados de acções às vezes feitas sem pensar em todas as consequências possíveis.
E, tudo isso, esperando que seja possível trocar umas linhas escritas com toda a sinceridade que conheco com uma espécie de alívio para tudo o que fiz.
Esperarei, olhando para um céu cheio de estrelas.
Esperarei, até partir. Até ao sul.
15/mag/2007
ricordi.
capita che, a volte, ritornino alla mente vecchie frasi sentite.
antiche poesie mai dimenticate.
una strofa, o poco piú.
e subito un fiume di ricordi.
il mio ricordo era di queste righe.
tanto intense.
tanto adorate.
Stop all the clocks,
cut off the telephone,
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.
Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crepe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.
He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.
The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood.
For nothing now can ever come to any good.
(W. H. Auden)
03/mag/2007
3 maggio
uma paisagem nítida desenhada nos olhos dele, cheios duma sensibilidade imensa.
a vontade de representar, através de palavras carinhosamente escolhidas, o que as suas emoções estavam a gritar, incessantemente.
o desejo de entronar aquelas sensações que ressoavam no fundo da sua alma e que, só criativamente, teria podido explicar.
02/mag/2007
2 maggio
uma rua, na escuridão, iluminada só pela luz da lua.
uma noite que, quase por uma espécie de magia, parece especial e capaz de levar a qualquer lugar como se tudo pudesse acontecer.
ao longe, no mar, um farol que conduz, como por amizade, um barco para uma rota que nem ele sabe, sem que seja necessário lutar por procurar a via correcta.
um artista, sentado num banco, a reproduzir a maravilha deste momento, para que este instante possa permanecer, como uma recordação sem fim.
29/apr/2007
29 aprile
in cammino.
tra lapa ed estrela.
tra le vie di una città che, poi, conosco bene.
ma che, sempre, riesce a sorprendermi.
ma che, sempre, riesce ad emozionarmi.
tra volti nuovi ed altri ben noti.
tra il desiderio di rimanere e la voglia di tornare.
19/apr/2007
una valigia colma di sogni
è impressionante come possano mutare i punti di vista.
e quanti ce ne siano, poi, d'altronde.
poliedricità, forse.
adattabilità, sicuro.
il partire rimane sempre un enorme punto interrogativo.
un dubbio misto al timore, alla speranza, alla gioia, alla scoperta, all'incertezza.
ma mai semplice, e facile, e lineare.
lasciare le certezze per volare verso un qualcosa che non si conosce.
rincorrere un sogno.
arrivare e respirare distintamente.
giungere e cercare un qualcosa di differente.
non perchè sia migliore.
ma semplicemente diverso.
cercare, e cercare.
alla fine trovare, e trovarsi.
ri-trovarsi.
capirsi.
incontrare.
conoscere.
non dover dimostrare.
vedersi negli occhi di un qualcuno per la prima volta.
e percepire che questo qualcuno, per te, diverrà importante.
perchè diverrà parte di un mondo distinto, e nuovo.
perchè ti sarà accanto.
nonostante non ti conosca.
o meglio, non conosca parti di te.
ma, nonostante questo, affronta insieme a te il cambiamento.
il susseguirsi di emozioni e di sensazioni nuove.
17/apr/2007
parole
è sorprendente quanto riescano a fare le parole.
quanto riescano a donare un sorriso.
o quanto, semplicemente, possano ferire.
si insegna, da tempo, che andrebbero dosate, pensate, che si debba riflettere, a lungo e profondamente.
non sempre è così facile.
non tutto, nonostante l'apparenza, è sempre così leggero.
un paio di frasi dette, e tutto può cambiare.
è impressionante.
ci vuole anche arte, in fin dei conti.
essere in grado di far vivere un qualcosa tramite delle leggere macchie d'inchiostro non è poi così semplice.
far sentire qualcosa non è tanto scontato.
ferire, invece, pare sempre più immediato.
solo che quando queste parole si animano e si creano una propria vita, diciamocelo pure: è semplicemente fantastico.
non è più solo semplice immedesimazione.
diviene sensazione, sentimento, brivido, soffio, scia, effetto.
le senti lì, di fianco a te.
che, lentamente, divengono reali, vive.
sarà anche una dote, ma sono dell'idea che non si finisca mai di imparare.
28/mar/2007
O que a mente pode fazer é surpreendente. As minha recordações são uma música de fundo, feitas de luz e sombra, de instantes nítidos e outros mais escuros e, as vezes, tomam uma libertade que eu não lhes queria dar.
Lentamente debruçam-se às portas da minha memória e eu apaixono-me por elas, por tudo o que vivi e que ainda posso lembrar tão claramente.
Dificilmente me esquecerei de um livro especial que encontrei à beira do rio, daquele rio que, calmo, corria a meu lado.
Felizmente passeava, sorrindo, sem preocupação nehuma porque nada tinha podido ser perturbante quando, de repente, vi aquele livro, coberto de pó e terra e tive consciência que era o que sempre tinha procurado mas que, somente então, finalmente, pude encontrar.
Tenho saudade daqueles tempos da minha juventude nos quais costumavamos passar noites inteiras à frente da lareira na quinta de meu avô.
O ruído do baloiço movido pelo vento e a paisagem que observávamos ao pôr do sol são recordaçoes tão claras na minha memória como uma fotografia nítida que nada pode apagar.
Aquele cão que sempre ladrava era como uma música que sempre repetia a mesma canção.
Alguns amigos já se afastaram da minha vida mas ainda recordo os segredos sobre que conversávamos sentados no chão bebendo vinho e rindo até à alvorada.
03/mar/2007
istanti
Istanti che si susseguono.
Sensazioni che li accompagnano.
Forti, vive, reali.
Che esistono al di là del semplice ricordo.
Che vivono oltre l’attimo.
Quest’attimo che, poi, diviene eterno.
Cambia, incessantemente, posizione.
Quasi a non trovare un suo preciso spazio.
Quasi a cercare un suo posto nel mondo.
In questo mondo fatto di memorie.
In questo mondo composto da brevi e leggeri frammenti.
In questo mondo in cui non smetterò mai di trovarti.
credo che
Credo che, alla fine, non sia precisamente questione di colpe.
Di attitudini, di atteggiamenti, può darsi. Di colpe, no.
Non è un qualcosa che scelgo di fare, che desidero si avveri.
È il mio normale comportarmi in determinate situazioni, le mie reazioni di riflesso, come ami definirle.
C’è chi li chiama difetti, chi indole, chi personalità.
Io non definisco, non mi sono mai piaciute le definizioni.
Il voler e dover racchiudere qualcosa dentro di uno schema rigido, preciso e definito dal quale non si possa prescindere. Un’etichetta. Il classificare un oggetto, un atteggiameto tra il giusto e lo sbagliato. Dubito esisti qualcosa di più ipocrita. Di più palesemente inefficiente.
Può aiutare, a volte. Ma quelle volte, per me, sono poche. E conseguentemente insignificanti.
A volte mi rendo conto di sbagliare.
È l’esserne cosciente ciò che più mi disturba.
Lo so, me ne rendo conto, e non faccio nulla perchè la situazione possa cambiare.
Perchè io possa, in parte, mutare il mio attuare in determinate circostanze o situazioni.
L’ho fatto in passato. Forse lo sto facendo anche con te.
Non vorrei. Ma lo faccio. Comunque.
Affermare di non cercare, di non chiedere, di non pretendere.
Alla fine mi ritrovo a farlo. A sperarci con tutta me stessa e a farlo. A prescindere da cosa sia, da cosa io possa volere o cercare o chiedere o pretendere. Lo faccio. Eccome se lo faccio.
Può darsi si tratti di una forma di insicurezza. Di un irrefrenabile bisogno di protezione. Di una necessità di sentire determinate cose, o di leggere determinati sguardi, o di vivere determinate situazioni. Non comprendo, di preciso, le modalità con le quali questa mia caratteristica si manifesti. So che si manifesta. E punto.
il mio oggi
Le nubi si avvicinano, dal mare, a me.
La luna, regina, ad illuminare questo cielo.
Poche stelle su questa rotta. Poche, come naufraghi di una vita vissuta troppo in fretta.
Di scelte fatte solo col cuore, lasciando la ragione priva della possibilità di esprimere un qualche giudizio.
Partire. E non sapere quando tornare.
Lasciare tutto. Abbandonare e abbandonarsi.
Vivere di sensazioni.
Amare ogni emozione, ogni bivido, quasi fosse l’ultimo.
Il desiderio di scoprire. Forte ed inarrestabile.
La voglia di andare. Immensa.
Il coraggio di compiere delle scelte.
La consapevolezza che non si può tornare indietro.
Che non si vuole tornare indietro.
Il crescere, il creare, l’esprimere e l’esprimersi in infinite maniere.
Il mio oggi.
26/feb/2007
13/feb/2007
Non posseggo ricordi precisi, chiari, nitidi.
Non li posseggo nel senso che non risultano classificabili.
Non risultano scandibili in un determinato ordine temporale.
Non seguono una qualche specie di scansione cronologica.
Si mescolano. Di continuo.
Fanno a gara gli uni con gli altri.
Incapaci di aggiudicarsi una qualche forma di successione.
Si rincorrono. Si uniscono. Si fermano. Si guardano. Si amano.
Io so che sono lì.
Questo mi basta.
È appena giunta l’alba. Silenziosa. Irremovibile.
Ti penso.
Forse perchè, semplicemente, non ho mai smesso di farlo.
11/feb/2007
laduegiornimigliorechec'è
Sono le certezze quelle che vengono sempre a mancare.
È la sicurezza di avere un qualcosa che possa perdurare che pare non esistere.
Osservo quegli istanti, li inseguo, li afferro.
So che rimarranno, sempre.
Forti, indelebili, maestosi.
Dinnanzi a tutto.
Saranno sempre qui, a farmi compagnia.
A tenermi per mano.
Ma non li guarderò con rimpianto.
Non li fisserò con pentimento.
Li osserverò con una dolcezza della quale non credevo di essere capace.
Li sfiorerò, alle prime luci dell’alba.
Mi addormenterò, sussurrando loro dolci parole.
Li abbraccerò, tenendoli stretti a me.
Non permetterò che nulla possa scalfirli.
Non lascerò che un lieve vento li trascini altrove.
In silenzio, ricorderò.
In silenzio, sorriderò.
Quelle sensazioni.
Rimarranno.
Eterne.
Ciò che ho provato, ciò che ho sentito.
Non esistono paragoni così come non esitono parole.
Esiste un ricordo.
Il ricordo.
Il nostro.
03/feb/2007
02/feb/2007
Amar! - Florbela Espanca
Eu quero amar, amar perdidamente!
Amar só por amar: Aquí... além...
Mais este e Aquele, o Outro e toda a gente...
Amar! Amar! E não amar ninguém!
Recordar? Esquecer? Indiferente!...
Prender ou desprender? É mal? É bem?
Quem disser que se pode amar alguém
Durante a vida inteira é porque mente!
Há uma Primavera em cada vida:
É preciso cantá-la assim florida,
Pois se Deus nos deu voz, foi pra cantar!
E se um dia hei-de ser pó, cinza e nada
Que seja a minha noite uma alvorada,
Que me saiba perder... pra me encontrar...
04/gen/2007
Cerco. E continuo a cercare.
La forza di afferrare un sogno, o perlomeno di rincorrerlo.
Un segno che mi dica che è qui ciò che cerco. O un qualcosa che mi faccia capire che si trova altrove il mio oro nero. Che esista, almeno.
Della sua esistenza, probabilmente, ne ho già la consapevolezza.
Credo manchi, più che altro, la forza di ammettere. Il coraggio di capire che, in fondo, la propria strada, il proprio destino, ognuno lo scelga da sé.
Cerco un qualcosa di indistinto, di informe, di non tangibile.
Ma la meta è solo l’inizio. Forse è il viaggio, di per sé, senza tempo.
Un vortice di emozioni.
Un’idea, e subito il suo opposto.
Sensazioni indistinte.
Pensieri confusi.
Il timore di compiere una scelta e, al contempo, l’immenso desiderio di lasciarsi andare.
Di non avere paura. Di non pensare, per forza, a tutte le conseguenze.
Ragione e sentimento combattono. Si sfidano, di continuo.
Ed io attendo, nell’incertezza di sempre.
14/set/2006
grazie.
un oceano di parole non basterebbe per esprimere ciò che sento.
le tue e-mail, i tuoi messaggi.
al primo posto il tuo sguardo. dolce, melanconico, sognatore.
"non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi". e di attimi infinitamente meravigliosi, con te, ne ho passati molti. indimenticabili.
grazie. grazie.
jeja, grazie.
29/ago/2006
sabbia
Sembra scivolare, instancabile, come sabbia tra le mani. Pare non possa fermasi, nemmeno per un instante. La tristezza sopraggiunge poichè la accompagna la certezza che tutto ciò non potrà mai tornare, che un ulteriore capitolo è stato chiuso e che non si possano rileggere le scene precedenti, come se l’inchiostro fosse ormai già scomparso, per lasciare spazio al solo ricordo, a volte vago, di ciò che è accaduto.
Talvolta cerchiamo ragioni a cose per le quali un motivo non esiste, o per lo meno non esiste nella misura in cui lo vorremmo e nulla pare più difficile che accettarne il passaggio, immobili, inerti, impotenti. Agitati e confusi si susseguono i ricordi. Molte delle persone che erano parte della nostra quotidianità si sono ormai allontanate dal nostro cammino, ciò che pareva eterno è giunto ad un traguardo, fermandosi. Un velo di malinconia abbraccia il silenzio per far sì che la dolce melodia del passato si affacci a questo presente, ricordandoci, tuttavia, che il futuro sarà migliore poichè le azioni precedenti ci guideranno, impavide, verso un avvenire più povero d’indecisione.
26/ago/2006
sogno
Ti ho sognato questa notte. Come fosse la cosa più naturale al mondo. Come se il passato avesse cessato di essere tale per mutarsi in presente. Al risveglio, ti ho cercato al mio fianco, invano. Passeggiavo, serena, su di una strada come mille altre. Ho incrociato i tuoi occhi, profondi e dolcissimi, come sempre. Il tuo sguardo è giunto sino all’angolo più remoto del mio cuore, e della mia anima. Parlavamo, leggeri, di noi. Le nostre vite, distanti, come sempre, ma non per questo irriconciliabili. Conversavamo, da amici. Era talmente meraviglioso che non poteva che trattarsi di un sogno. Al risveglio, speravo. E per tutto il giorno non ho smesso di sognare.
19/lug/2006
Sento il rumore della pioggia che cade, dolce. È sempre stato indice di una tristezza profonda, ma ora assume una nuova luce. Forse perchè riporta la mia mente all’inverno appena trascorso. Alla gioia che quel freddo ha portato nel mio cuore. Alla felicità che da allora mi accompagna. Osservo il paesaggio al di fuori della mia finestra, ma ciò che vedo non riflette la realtà. Riflette il ricordo. Il ricordo più prezioso che possiedo. La mia mente vaga, serena, tra le strade di una città lontana, tra i volti di persone amate, tra orizzonti inconfondibili. E grazie a tutto ciò, sorrido.
15/giu/2006
Attimi interminabili che ripercorrono le tappe di un essere incostante,
di un vivere incerto e di un sogno infinito.
Forse solo attimi, ma più vivi, a volte, di un'intera esistenza.
14/giu/2006
mattino
Apro gli occhi, dolcemente. Osservo la magia di un nuovo giorno. Un lieve raggio di luce si insinua tra le persiane. Danza nell’oscurità della stanza, che pare vuota. Affascinata, non posso distogliere lo sguardo da quest’artista che, con naturalezza, regna nello spazio fisico di queste quattro mura. Tutto si volge a lui, tutto sembra essere stato creato perchè lui possa esprimersi. Il quadro di un paesaggio idilliaco, le foto di tramonti indimenticabili, il viso sereno di un’anziana lavoratrice sul fiume. Tutto ciò che è presente nella stanza assume una nuova luce, la sua. E per un istante rivive, sotto nuove spoglie.
Resto a letto ed evito muovermi per non rovinare la sua danza, tento di fare in modo che il mio respiro non lo turbi. Poi si ferma. Sembra guardarmi, pormi innumerevoli domande. Sorrido. Scompare. Nel nulla. Fugge dal medesimo spiraglio che gli aveva dato vita.
Mi alzo. Apro la finesta per richiamarlo. Per rispondere ai suoi quesiti. Ma solo nubi ricoprono il cielo. Una lieve pioggia inizia a scendere. Lenta, instancabile, serena.
Sorrido, di nuovo. Il mattino non avrebbe potuto essere più dolce.
Il mondo si nascondeva in quello sguardo. Il suo mondo.
Fatto di sogni. Fatto di promesse. Fatto di emozioni. Fatto di vita.
Lo si notava subito. Era impossibile non farlo. All’incrociarlo era lì. Magnifico, sublime.
Erano gli occhi più veri che avessi mai incontrato. Era lo sguardo più vivo che avessi mai visto.
Era una luce costituitasi negli anni. Era un enorme barattolo colmo di vita vissuta. Non solo la sua. Soprattutto quella degli altri. Un catalizzatore di emozioni, una calamita di sentimenti, un rifugio di sogni, un’oasi di speranze.
Imploravano, quegli occhi. Imploravano di donar loro una parte del tuo essere. Una parte della tua gioia e del tuo dolore. Chiedevano di aiutarti, aiutandoli. Chiedevano vita. Chidevano amore. Un sorriso era il loro Eden. Fatti dell’azzuro del cielo, fatti del blu del mare. Profondi come l’oceano e liberi come il vento. Mi consegnò la loro forza, il loro potere. Ed ora guardo il mondo. E vedo ciò che questi occhi hanno visto.
treno
Li attraverso ogni giorno questi luoghi, è uno scorrere veloce, rapido, irrefrenabile. Lo sguardo riesce a cogliere solo dei minimi particolari ed ogni volta sono differenti, mutano, immancabilmente, nel tempo di un giorno.
Li vedo ogni giorno questi volti, labbra piene di storie, occhi colmi di orizzonti, sorrisi rapidi, come questo scorrere, continuo. In attesa.
Un prato, immenso, una casa, minima, un uomo, solo; forse è lui che vedo ogni giorno, ho la certezza che i nostri sguardi si incrocino, in quell’istante.
Nulla. Non una parola, non un sorriso. Nulla. Solo uno sguardo, fugace. Come il tempo, continuo.
Ogni giorno pare che la lontananza si riduca, che l’istante si eternizzi.
Uno sguardo, nulla.
Ma c’è, esiste, è lì, ad aspettare, ad aspettarmi. E poi quello sguardo.
Passa, è già passato, ma tornerà, ancora, domani.
13/giu/2006
Cosa mi ha portato sino a qui? Qual’è stato quell’istante che, tramutatosi in emblematico, ha permesso a tutto ciò di emergere?
Quella scintilla che da tempo tremava è divenuta viva, ha conquistato un'anima, una vita. E rimarrà eterna.
Quel velo che celava il mio sguardo si è dissolto, la sottile nebbia che abbracciava i miei sensi ha svelato una luce. La luce.
Un sentiero si intravede all’orizzonte, tremando, mi avvicino, tremando, lo seguo, tremando, mi abbandono. Allungo una mano, le dita tentano di afferarne l’essenza.
Ma questa volta proseguo, questa volta si, almeno per questa volta.
E ci sarà sempre, questa volta.
Il timore si è fatto da parte, l’insicurezza lo segue con uno sguardo stranito ed io, con una nuova luce negli occhi, quella luce, li osservo, e sorrido.
Mai più, mi dico. Se poi in realtà sarà così, io non posso saperlo. Ma lo credo, devo crederlo, devo fidarmi, devo.
È da qui che tutto inizia.
12/giu/2006
oceano mare
Sai cos'è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c'è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. E' tempo. Tempo che passa. E basta. Sarebbe un rifugio perfetto. Invisibili a qualsiasi nemico. Sospesi. Bianchi come i quadri di Plasson. Impercettibili anche a se stessi. Ma c'è qualcosa che incrina questo purgatorio. Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare. Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. Lo scoprirai, Elisewin. Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, È te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve.
Continuerà a chiamarti. Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno. Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.
16/mag/2006
ricordi
Accade di sentire la mancanza delle persone che ho conosciuto ma che, ormai, non fanno più parte della mia quotidianità.. talvolta la malinconia prende il sopravvento ed io percorro i sottili e fragili fili di una memoria sempre nitida che mi ricorda quanti sorrisi ho incontrato, quanti occhi ho veduto, quante parole ho udito e quanto è grande il vuoto lasciato da coloro che hanno incrociato il mio cammino, fondendo, anche solo per pochi istanti, il mio percorso con il loro.. ma immediatamente un sorriso compare sul mio volto a ricordarmi che queste persone mi saranno sempre accanto, che le esperienze passate rimarranno in me, sempre.
27/mar/2006
in viaggio
Le luci della città al di sotto di me, a migliaia..
Dubito possano esistere sensazioni più belle.. è un mondo che osserva, che ascolta, che parla..
Ricordi innumerevoli che si affacciano alle socchiuse porte della memoria, sussurrando dolci emozioni, riportando la mia mente a luoghi e persone così distanti tra loro, ma tutte custodite entro questo cuore che non vuole sentirsi colmo, e mai lo sarà..


